sabato, ottobre 28, 2006

Ha ragione Lupescu, ci vuole più poesia

hai ragione Lupescu, dobbiamo tutti fare atto di penitenza e rinunciare allo squallore nel quale abbiamo vissuto sinora, rinunciare a rotolarci nel liquame che noi stessi abbiamo prodotto.

Come primo segnale del nostro cambiamento introduciamo in questo - fino ad oggi - schifoso blog la letteratura. Scegliamo una breve poesia sul mare del grande Lord Alfred Tennyson. Naturalmente la riportiamo in lingua originale per non toglierle nemmeno un grammo del sentimento originale.

Break, break, break,
On thy cold gray stones, O Sea!
And I would that my tongue could utter
The thoughts that arise in me.

O well for the fisherman's boy,
That he shouts with his sister at play!
O well for the sailor lad,
That he sings in his boat on the bay!

And the stately ships go on
To their haven under the hill:
But O for the touch of a vanish'd hand,
And the sound of a voice that is still!

Break, break, break,
At the foot of thy crags, O Sea!

But the tender grace of a day that is dead

Will never come back to me.

Non tutti sono in grado di percepire la dolcezza di questi pochi versi. Con molta modestia cerchiamo almeno di aiutare il lettore sprovveduto riassumendone il contenuto. E' la storia di un ragazzo di 50 anni vissuto sin dalla nascita in un paesino di pescatori dove ogni anno dopo l'estate arriva l'autunno. Il cielo ingrigisce e il mare pure e i suoi capelli anche. Quello che non arriva mai sono le donne ma per fortuna suo nonno gli aveva spiegato come erano fatte sotto le gonne e poichè il ragazzo non capiva il nonno incise su uno scoglio la forma di una vagina. E il ragazzo, che aveva poca memoria, passò tutta la vita vicino allo scoglio del nonno per non correre il rischio di non riconoscere una donna.

Una storia triste, per alcuni versi tenera, che il grande poeta, proprio perchè era grande, riuscì ad esprimere con pochi versi.

(Qui a lato il ragazzo della storia)

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