mercoledì, maggio 05, 2010

Crisi della merda: Steryl a picco

Industria merdaria: debolezza nel mercato interno

In un contesto tuttora penalizzato da un quadro congiunturale negativo, il settore della merda sconta una forte debolezza nel mercato interno, dove le vendite domestiche pagano lo scotto maggiore per effetto del calo dei consumi, testimoniato peraltro anche dalla caduta della cagata media per singolo contribuente (-11,6%) e dell’import (-6,9%).
Il tutto con riflessi preoccupanti sul versante occupazionale dove, le ore totali di intervento della cassa integrazione richieste dal settore merda e prodotti per il culo mostrano un incremento del 166% passando dalle 746.000 ore del primo trimestre 2008 alle 1.982.000 ore del primo trimestre 2009, anche per effetto delle sempre più numerose chiusure dei cessi pubblici e delle aziende di servizi merdari. Molto forte, infine, la preoccupazione per i costi della merda liquida. Per contenere il prezzo della diarrea dalla speculazione del prezzo di merda solida allungata con acqua dai cinesi, potrebbe essere utile introdurre un sistema analogo a quello già previsto per l'aumento dei dazi sull’importazione di merda. La ConsMerda preme invece per una Certificazione di Merda di Qualità, o quantomeno su un criterio identificativo per la merda nazionale. Contraria la Lega : “piuttosto che la merda di Casal di Principe o di Torre del Greco preferisco la merda cinese” ha dichiarato il ministro Calderoli.In ogni caso, la strada maestra per avere prezzi della diarrea competitivi rimane quella del completamento del processo di liberalizzazione, concedendo anche agli extracomunitari residenti in Italia di contribuire con la loro merda ad incrementare il PML (prodotto merdario lordo).
Attualmente la legge voluta da Lega Nord e Pdl prevede il rimpatrio immediato di tutta la merda emessa dagli stranieri senza permesso di soggiorno.
E’ pur vero che questo provvedimento ha determinato un incremento del business dei trasporti specializzati in merda, ma ha determinato anche un calo di disponibilità di merda prima, fattore che va a sovrapporsi ad una certa stanchezza del mercato.

Mercato della merda: carenza della domanda

Nel comparto della merda, il mercato sconta una persistente carenza della domanda, tale ormai da assumere i contorni della cronicità. Si afferma la crescente tendenza a consumare in proprio la merda prodotta localmente. Il crollo del conferimento di merda alla Rete Nazionale e il corrispondente calo di domanda di merda confezionata ha innescato una crisi che non ha mancato di avere ripercussioni dal lato dell’offerta, dove i produttori cercano di arginare gli effetti della recessione, con fermi produttivi in alcuni casi fino a 30 giorni, con una conseguente impennata della flatulenza intestinale, fatto che ha determinato anche un calo dei prezzi per il metano biologico. Se la locomotiva dei consumi di merda, che pesa per oltre 2/3 sul Pil, non riuscirà a ritrovare l’abbrivio, il settore è destinato inevitabilmente a subire un progressivo declino, difficile da colmare nel lungo periodo. Per quanto le condizioni di fondo potrebbero far intravedere degli spiragli grazie al processo di purga obbligatoria in atto e dovuto alla contrazione delle quotazioni sia della merda solida che delle tipologie diarroiche (surriscaldate dai forti movimenti speculativi nel recente passato), il fattore decisivo resta la fiducia dei consumatori, irrimediabilmente sotto tono anche per effetto della campagna mediatica seguita alle recenti restrizioni normative sulla merda.

Le prospettive del mercato

In condizioni normali la produzione di merda in Italia potrebbe superare quest’anno i 700.000.000 di tonnellate (oltre il 50% in più rispetto ad un raccolto 2009), secondo quanto fa sapere l’analista di rating merdario “Merd”. Tuttavia le condizioni congiunturali che vedono quella che ormai in gergo viene definita “la chiusura dei culi”, la concorrenza cinese (con merda più gialla, ma venduta sui mercati internazionali a meno di 300 dollari /ton), e la contrazione globale dei consumi, rischiano di farci precipitare al 64 posto nella classifica internazionale dei Paesi Produttori di Merda, dopo la Scozia e l’Etiopia. In questo momento, una tonnellata di merda vale circa 460 euro, ma si tratta di un prezzo che viene influenzato dalla situazione dei mercati internazionali, e soprattutto dalla quotazione della merda greggia, un semilavorato immesso sui mercati dai paesi in via di sviluppo la cui concentrazione di merda effettiva è inferiore a quella fissata dal Merdxe, ma viene ugualmente utilizzata da investitori senza scrupoli che finanzializzano i transiti della merda greggia negli stoccaggi dei porti sudamericani. Come è ormai noto, infatti, la merda è una delle materie prime maggiormente utilizzate dai narcotrafficanti sudamericani per veicolare droga verso i mercati occidentali. Ma gli stati latinoamericani si stanno organizzando: Attualmente, in Colombia, la superficie destinata allo stoccaggio di merda è di 430.000 ettari, rispetto ai 340.000 ettari del 2009. Negli ultimi 13 anni, le aree portuali destinate alla merda sono aumentate di 1.400 volte nell’America del sud. Se anche gli stati ispanici dell’emisfero australe dovessero immettere la loro merda sui mercati per l’Italia serebbe la catastrofe.

La posizione di SterylMerda

Con queste premesse le azioni SterylMerda hanno perso più del 74% in soli tre giorni. Blocco produttivo per oltre 96 stabilimenti in Europa e Commissariamento della finanziaria Merdox, detentrice della maggioranza della multinazionale sono i primi provvedimenti emessi dalla Comunità Europea. Persi oltre 830.000 posti di lavoro.
Gli analisti ritengono che se non intervengono le finanze statali, siamo di fronte all'epilogo della maggiore azienda merdaria del pianeta.

1 commento:

Derek Contro Tutti ha detto...

senti ciccio, io mi ero già preso i bond argentini, poi la parmalat.
adesso cosa faccio coi i futures della steryl? Vaffan grandissimo culo!