venerdì, aprile 06, 2012

Arte concettuale.

Grande scalpore ha suscitato l'esposizione al Britshit Museum dell'opera "MANGIA MERDA" del celebre pittore concettuale Kotronzo Mangiamerda. A lungo i critici si sono interrogati sul messaggio portato dall'opera, un vero e proprio enigma semantico, dove la significanza trae auspici dalla rappresentazione di una azione: il mangiare la merda - operazione che chiude il cerchio dell'umana esistenza, nella quale il cibo dopo essere stato mangiato, digerito e cagato torna a essere cibo, in una metafora del samsara e dell'eterno ritorno - può diventare esortazione, accusa o semplice asserzione, non escludendo peraltro dal panorama della significanza anche i tratti autobiografici (la tela "rappresenta" il nome dello stesso autore) nei quali l'artista di desemantizza, divenendo aruspice della sua medesima presenza, in una sinapsi uomo - merda - mangiare, che diviene infine sintesi dell'intero nostro profilo comportamentale; e proprio in questa prospettiva l'opera si apre ai versanti più ermeneutici, in un tentativo epistemico di affermare l'esistenza della merda e la necessità di mangiarla, di rinnegare quindi le tracce della presenza (la merda è da sempre, inequivocabile testimonianza di un culo, e quindi di un essere che l'ha estrusa) e in definitiva quindi dell'uomo stesso come essere biologico. In questa metonimica visione dell'uomo-culo, quindi dell'uomo come estrusore di merda si esprime l'atopica perseveranza dell'autore nell'esplorare l'assenza di riferimenti (a parte il culo) dell'essere, e quindi - da quell'atopia - far prendere le mosse ad un agire concettuale, espresso proprio dal negare la propria biologia, atto che si concreta nel manguare la merda. Il "mangiare la merda" diviene quindi massimo enunciato concettuale di per sè nella sua forma in-finita e in-definita. Ma quando il linguaggio artistico si addensa e diviene performativo, ecco l'infinito farsi finito, e divenire un imperativo allo spettatore: "mangia la merda!" questa è l'implorazione, il consiglio, il suggerimento e l'oridine inderogabile nel quale il culo è parte iniziale di un processo che termina in bocca. Orale e infatti il nostro proferire la frase "mangia merda", orale è la fine del processo. L'enunciato chiude con questo i ponti anche con tutta l'arte precedente, aprendo finalmente un nuovo capitolo. Quest'opera, che nei secoli a venire sarà una Gioconda degli anni 2000, parlerà ai posteri della condizione post-moderna, dell'infrangimento dei limiti e dei tabù che ci segnano e ci proiettano nel punto esatto dove Kotronzo Mangiamerda ci induce, verso l'unica prospettiva possibile.

(Apelle Mojito Oliva e Littorio Scarpi)

4 commenti:

zioddario ha detto...

la merda che diventa cibo che ridiventa merda all'infinito......
il ciclo continuo

Azz ha detto...

Azz

Zorro McLaren ha detto...

un po lungo ma molto interessante, praticamente fa cagare

Derekkkki ha detto...

...e il decadimento dello stronzio? Vogliamo considerarlo? Il ciclo non può essere infinito del moto perpetuo di Alessandro Volta, che Galvani ce lo diceva a Isacco Newton
che i suoi princìpi si riferiscono all'universo a tre dimensioni che il principio di indeterminazione lo sapevano anche Auricchio Tesla e suo nipote Sociale Torbido Improta comunista meridionale della prima ora. E allora? Ora dobbiamo renderci fedeli del culo? Ma io non posso che rifiutarmi nella cosmologia. Ciao.