venerdì, novembre 02, 2007

Inno alla Primavera

Inno alla Primavera
di Claudio Fraudolento


Riede l’amena stagion recando seco
la ronzante zanzara ed il buon geco
vestimenta leggere alle pulzelle
e su nel ciel voli di colombelle

Frutta gagliarde variamente tinte
nubi gioiose dal mistrale spinte
garruli fiori agli ondeggianti prati
ed ali e gemme e petal colorati

ma giù nel basso ventre s’aggroviglia
dell’ormonale istinto un parapiglia
e scuote meco il tenero virgulto
nottetempo vibrante con singulto

e sogno ciornie e tenere mammelle
e coscie morbide e vulve verginelle
e nel subbuglio d’amor, col mio fioretto
sogno perfino di infiorare il retto

di quelle belle e tenere madonne
che di blue jeans portano minigonne
piccole maglie e perizoma a vista
per arrapar l’amico ed il turista

che per le tette adoperan la quinta
ed han la figa larga come pinta
occhi che irridono agli amanti scemi
e bocche grandi, per pompini estremi

lingue voraci, che paiono turbine
labbra di fuoco, denti come spine
mani che corron leste sul banano
donne che se le trombi fan baccano

Chiedon all’uomo foga belluina
che spenga il fuoco nella lor vagina
urlano scalciano vogliono vergate
a più non posso, finché son saziate

la quale cosa avviene con gran furia
e immane senso di total goduria
e perdura per istanti frastornati
con urla infami e strepiti affannati

Ed in quel gran subbuglio mi dimeno
l’organo attizzo e spasmo senza freno
con gran liberazione dei coglioni
grande sollazzo, grandi vibrazioni.

e sogno proiettato come un astro
in quella carne, dove far disastro
ma siccome nel mio letto son da solo
quel che farò è una gora sul lenzuolo


(reperito tra le carte di Ondestorte, forse inedito)

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Fricco Frocco
sono frocio
e ti sborro
dentro un ocio.

Tanto tu quelle pulzelle
non le chiavi, eppur son belle.

Tu sei proprio un gran poeta
ma la nerchia tua sta quieta.
E le donne non son streghe
ma tu spari grandi seghe.

Dei pompini non sai nulla
e sei come una fanciulla.
Sogni sempre amico mio
ma a chiavar son sempre io.

E se vuoi darti da fare
il gran salto devi fare.
Buco tuo buco mio
che bel gioco vengo anch'io.

Caro amico, sei fottuto.
Non le senti quelle voci?
sei nel secolo dei froci.
Ti daremo noi una mano
a sfondarti il deretano,
ti faremo anche un bocchino
con un gusto sopraffino.
Senza fare poi una piega
spareremo anche una sega.
Se da questo tu uscirai,
più lo stesso non sarai.

Anonimo ha detto...

Ahahahahahaha!!!!