lunedì, maggio 02, 2011
Ode alla Scorreggia
Sin da quando il mondo aveva
ben viventi Adamo ed Eva
era in voga in tutti quanti
di coprire sì il davanti
ma nessuno pensò, strano,
di coprirsi il deretano.
Le scoregge più discrete
conturbavano la quiete
ed allor i dolci suoni
non urtavano i calzoni.
La scoreggia di gran gloria
s'è coperta nella storia.
Sin da quando i sodomiti,
di scoregge assai periti,
per eccesso di misura
si otturavan l'apertura,
i Romani allor sommessi
non frenavan gli eccessi.
Pur Augusto Imperatore
scoreggiava tutte l'ore
e la corte assai perfetta
scoreggiava in etichetta,
e persino in casi gravi
scoreggiavano gli schiavi.
Si racconta che Tiberio
scoreggiasse serio serio
che Caligola il tiranno
scoreggiasse tutto l'anno
e più d'una, ogni mattina
ne facesse Catilina.
Marco Tullio in Campidoglio
le lasciava come l'olio,
e non eran certo poche
domandatelo alle oche;
e perfino le Vestali
ci spegnevano i fanali.
Ciceron per ore intere
chiaccherava col sedere,
quelle poi di Coriolano
si sentivan da lontano,
e con schiaffo sulla trippa
scoreggiava pure Agrippa.
Muzio Scevola e Porsenna
ne portavano per strenna
alle feste d'Imenèo
ove il console Pompeo
e più ancora il gran Lucullo
scoreggiava per trastullo.
Scoreggiava Roma intera
da mattino fino a sera,
scoreggiava in grande stile
anche il sesso femminile;
mentre invece Cincinnato
le faceva in mezzo al prato
Scoreggiò Napoleone
anche al rombo del cannone
"La battaglia non si perda"
e Cambronne rispose: "merda",
ch'è la cosa più sicura
se c'è in mezzo la paura.
Scoreggiava come tuono
fin Cleopatra dal suo trono,
in contrasto ad Agrippina
che facevale in sordina
e Cornelia ai suoi gioielli
ne faceva dei fardelli.
Le faceva senza posa
Messalina silenziosa;
scoreggiava assai felice
la dolcissima Beatrice
ed il sommo padre Dante
le annusava tutte quante.
Le scoregge del Boccaccio
ti rendevano di ghiaccio,
Scoreggiava pure Tasso
imitando il contrabbasso.
Mentre invece Machiavelli
sradicava gli alberelli.
Il gran Volta con la pila,
le faceva sempre in fila,
di Archimede, dir si suole,
che oscurasse pure il sole
mentre a colpi di pennello
le faceva Raffaello.
Dopo quanto è stato detto
non si può chiamar difetto
se noi pure qualche volta,
le facciamo a briglia sciolta,
perciò è logico e prescritto,
che scoreggi il sottoscritto.
ben viventi Adamo ed Eva
era in voga in tutti quanti
di coprire sì il davanti
ma nessuno pensò, strano,
di coprirsi il deretano.
Le scoregge più discrete
conturbavano la quiete
ed allor i dolci suoni
non urtavano i calzoni.
La scoreggia di gran gloria
s'è coperta nella storia.
Sin da quando i sodomiti,
di scoregge assai periti,
per eccesso di misura
si otturavan l'apertura,
i Romani allor sommessi
non frenavan gli eccessi.
Pur Augusto Imperatore
scoreggiava tutte l'ore
e la corte assai perfetta
scoreggiava in etichetta,
e persino in casi gravi
scoreggiavano gli schiavi.
Si racconta che Tiberio
scoreggiasse serio serio
che Caligola il tiranno
scoreggiasse tutto l'anno
e più d'una, ogni mattina
ne facesse Catilina.
Marco Tullio in Campidoglio
le lasciava come l'olio,
e non eran certo poche
domandatelo alle oche;
e perfino le Vestali
ci spegnevano i fanali.
Ciceron per ore intere
chiaccherava col sedere,
quelle poi di Coriolano
si sentivan da lontano,
e con schiaffo sulla trippa
scoreggiava pure Agrippa.
Muzio Scevola e Porsenna
ne portavano per strenna
alle feste d'Imenèo
ove il console Pompeo
e più ancora il gran Lucullo
scoreggiava per trastullo.
Scoreggiava Roma intera
da mattino fino a sera,
scoreggiava in grande stile
anche il sesso femminile;
mentre invece Cincinnato
le faceva in mezzo al prato
Scoreggiò Napoleone
anche al rombo del cannone
"La battaglia non si perda"
e Cambronne rispose: "merda",
ch'è la cosa più sicura
se c'è in mezzo la paura.
Scoreggiava come tuono
fin Cleopatra dal suo trono,
in contrasto ad Agrippina
che facevale in sordina
e Cornelia ai suoi gioielli
ne faceva dei fardelli.
Le faceva senza posa
Messalina silenziosa;
scoreggiava assai felice
la dolcissima Beatrice
ed il sommo padre Dante
le annusava tutte quante.
Le scoregge del Boccaccio
ti rendevano di ghiaccio,
Scoreggiava pure Tasso
imitando il contrabbasso.
Mentre invece Machiavelli
sradicava gli alberelli.
Il gran Volta con la pila,
le faceva sempre in fila,
di Archimede, dir si suole,
che oscurasse pure il sole
mentre a colpi di pennello
le faceva Raffaello.
Dopo quanto è stato detto
non si può chiamar difetto
se noi pure qualche volta,
le facciamo a briglia sciolta,
perciò è logico e prescritto,
che scoreggi il sottoscritto.
domenica, maggio 01, 2011
sabato, aprile 30, 2011
venerdì, aprile 29, 2011
L'epoca di Pavano Scorioni.

Nel 1742, durante un soggiorno ad Amsterdam, Pavano Scorioni conobbe il grande maestro fiammingo dell'incisione Culattinus Van Ragaden. I due grandi artisti subito legarono, scambiandosi reciprocamente orribili gas intestinali. Van Ragaden volle subito incidere il ritratto di Pavano. Ecco la famosa incisione recentemente battuta all'asta di Kuleby a Skoringhen, per 34 milioni di strerline.
P A V A N O S C O R I O N I
Orazione dell'Aria
ovvero
Cantico delle flatulenze
1777
O immani dei! Potenze d' Oltretomba!
perchè tace il cul mio, e più non tromba?
Muto il bugliolo, muto é l'orifizio!
Da immemor tempo, ignoto mi è lo sfizio
che provoca quell'aere allo sfintiere
quando s'insuffla al buco del sedere!
E che m'affliggie ancor più crudelmente
è chel' istessa sorte sia per ogni gente!
Nessun più quaglia, alcun più si diletta
a far col cul la loffia e la trombetta!
Nessun più peta, inerti le budella
quale disgrazia, quale gran procella!
Mi prostro a Voi potenze dell'Eterno
chè sospendiate ai nostri cul lo scherno
d'esser forgiati per far gran rumore
e martoriati nel silenzio e nel dolore
Donate agli ani nostri aria novella
chè scoreggiando si strappi la budella!
Possano i nostri culi ancor sfiatare
e in allegrezza il peto modulare!
V'imploro per la grazia del Piloro
restituiteci la gioia di quel foro
dal quale ogni eterica schifezza
fugge da noi recando grande ebbrezza!
Le gesta di Pavano Scorioni
Riportiamo qui un passo tratto dalla celebre biografia di Pavano Scorioni, scritta nel 1867 da Allocco Pitocco Merdablasia. Nel dettaglio, si narra delle vicende che piortarono alla celebre "Orazione dell'aria" nota anche come il cantico delle flatulenze, scritta dallo Scorioni nel 1777, in occasione di una notevole carestia di fagioli che afflisse l'Italia in quegli anni bui. In conseguenza della carestia, gran parte della popolazione perse la possibilità di scoreggiare.
"Videronsi gesta di disperazione collettiva, donne che si laceravan le mutande e le gettavano nei tabernacoli, canonici che si introiettavano nel culo de' carretti, de'mantici, degli alari, nella speme che l'orifizio loro si slabbrasse e lasciasse uscir quel poco d'aria che allocavasi ancor nel lor culo. Fuvvi perfino un vescovo che si percosse il culo con una verga chiodata e non n'ebbe beneficio alcuno. Tutti isperavano e pregavano affinche il popolo e i nobili potessero tornare a scoreggiare soverchiamente come volevan le tradizioni.
Fu allora che lo Scorioni discese in strada e in preda a divina ispirazione proferì la celeberrima orazione. Subitaneamente il popolo fu con lui e le genti si riversaron nelle piazze e nelle calli ululando e sculacciandosi l'un l'altro. Alcuni lagrimavano per l'afflizione d'aver il culo silente da due lune. Altri imploravan gli dei d'aver ancora a sentire quel piacevol trombo che tanto ci rende ilari e grati al cul nostro d'esser sì eloquente.
Il vate proferì il cantico ed ecco che dopo pochi istanti s'udiron già i primi peti! Furon dapprima i fanciulli, con modeste trombette ovattate, ma poi s'aggiunse il popolo che scoreggiava profusamente e quando alfin s'ebbero anche i nobili e il clero, v'era nel borgo un tal chiasso da non potersi udire, ed alcuni perirono per l'odor di carogna che l'aria stagnata ne' culi da mesi avea disspiato per l'intera contrada"
"Videronsi gesta di disperazione collettiva, donne che si laceravan le mutande e le gettavano nei tabernacoli, canonici che si introiettavano nel culo de' carretti, de'mantici, degli alari, nella speme che l'orifizio loro si slabbrasse e lasciasse uscir quel poco d'aria che allocavasi ancor nel lor culo. Fuvvi perfino un vescovo che si percosse il culo con una verga chiodata e non n'ebbe beneficio alcuno. Tutti isperavano e pregavano affinche il popolo e i nobili potessero tornare a scoreggiare soverchiamente come volevan le tradizioni.
Fu allora che lo Scorioni discese in strada e in preda a divina ispirazione proferì la celeberrima orazione. Subitaneamente il popolo fu con lui e le genti si riversaron nelle piazze e nelle calli ululando e sculacciandosi l'un l'altro. Alcuni lagrimavano per l'afflizione d'aver il culo silente da due lune. Altri imploravan gli dei d'aver ancora a sentire quel piacevol trombo che tanto ci rende ilari e grati al cul nostro d'esser sì eloquente.
Il vate proferì il cantico ed ecco che dopo pochi istanti s'udiron già i primi peti! Furon dapprima i fanciulli, con modeste trombette ovattate, ma poi s'aggiunse il popolo che scoreggiava profusamente e quando alfin s'ebbero anche i nobili e il clero, v'era nel borgo un tal chiasso da non potersi udire, ed alcuni perirono per l'odor di carogna che l'aria stagnata ne' culi da mesi avea disspiato per l'intera contrada"
L'epoca di Pavano Scorioni.

Questo celebre dipinto "Venere indisposta" di Hans Kulens (1700), con fumetto originale, fu utilizzato da Pavano Scorioni per illustrare il suo famoso trattato breve "Elegantia Peti", divenuto un testo di riferimento per tutte le nobildonne dell'epoca. Nel libro si possono trovare tutti i consigli per emettere simpatiche flatulenze a corte piuttosto che in un malizioso talamo o durante una scampagnata. La Duchessa Maria Purgata De La Paprech, intima amica del Sommo Scorioni e concubina del re Luigi XXXXVII, era solita consultare questo libro, prima di ogni scoreggia.
giovedì, aprile 28, 2011
L'epoca di Pavano Scorioni.

Questo è il celebre dipinto "Il vento caldo di Venere" di Hans Von Kulen (1630-1795).
Fu ispirato dalle poesie di Pavano Scorioni, il sommo poeta, e fu uno dei primi esempi di fumetto barocco. Nel 1680 l'editore Cosimo Clistere da Piandelculo lo utilizzò per la prima edizione della raccolta di sonetti brevi "Defecazio Cupidi".
I grandi della letteratura: Pavano Scorioni
Vogliamo qui celebrare la figura di Pavano Scorioni (1674-1786), maestro della letteratura e padre della lingua. Nato a Flatulenzia da una famiglia benestante (il padre era trombaio, la madre mignotta), fu edotto fin da piccino sull'uso del culo dallo zio paterno Allegro Pantegano Scorioni, maestro cantore del Coro Anale di Santa Culabra ai primi del '700. Si distinse già da piccino come culo bianco nel Coro dell'Oratorio di Flatulenzia, dove iniziò gli studi di letteratura del cul e delli scorreggi presso il Convitto dei Culattieri Innominati di San Purgo. Laureatosi Priore del Culo a soli 17 anni, si dedicò allo studio dei peti e delle scorregge presso l'Ateneo Intestinale di Gorgonia, dove ottenne la cattedra di letteratura escrementizia e delle flatulenze nel 1699.
Tra le sue opere, oltre al celeberrimo e immortale De Sufflatis (1687), ove per la prima volta si delinea la nobiltà della scoreggia e la sua ineluttabilità nella vita umana, si ricorda il saggio De le variegazioni de lo scurreggio ovvero i variabili modi di modular l'aria del culo, pubblicato in 6 lingue (Copto, circasso, latino, italiano, francese e greco antico) per i tipi di Riccardo Prepuzio nel 1723.
Nel 1740 ultimò l'opera che lo avrebbe per sempre scritto nella storia, il famoso Sonum Culis un poema onomatopeico di 1300 pagine in endecasillabi sciolti, celebrante le gesta dei mitologici flatulenti della tradizione orobica. Il poema gli valse anche l'epiteto di "utopista del culo", poichè nell'opera si inneggia ad una società perfetta, regolata dai flussi intestinali e governata gerarchicamente da chi scoreggia meglio.
Tra le sue opere, oltre al celeberrimo e immortale De Sufflatis (1687), ove per la prima volta si delinea la nobiltà della scoreggia e la sua ineluttabilità nella vita umana, si ricorda il saggio De le variegazioni de lo scurreggio ovvero i variabili modi di modular l'aria del culo, pubblicato in 6 lingue (Copto, circasso, latino, italiano, francese e greco antico) per i tipi di Riccardo Prepuzio nel 1723.
Nel 1740 ultimò l'opera che lo avrebbe per sempre scritto nella storia, il famoso Sonum Culis un poema onomatopeico di 1300 pagine in endecasillabi sciolti, celebrante le gesta dei mitologici flatulenti della tradizione orobica. Il poema gli valse anche l'epiteto di "utopista del culo", poichè nell'opera si inneggia ad una società perfetta, regolata dai flussi intestinali e governata gerarchicamente da chi scoreggia meglio.
mercoledì, aprile 27, 2011
martedì, aprile 26, 2011
I grandi della scienza - Cita Levi Montalcini
A questa grande scienziata afro-circassa di origini italiane si deve la scoperta del famoso anello mancante. Nei laboratori del Cul di Ginevra, una ricercatrice aveva perso l'anello di finanziamento (aspettava 10.000 euro dalla CE), e Cita Levi Montalcini l'ha ritrovato.
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